Rinnovo dell’A.N.A. 2003, un riconoscimento reciproco di ruoli e funzioni

In un recente articolo apparso su SNACHANNEL, Filippo Guttadauro La Blasca tratta alcuni argomenti che riguardano il futuro degli agenti di assicurazione, ma in particolare i rapporti fra loro e le compagnie.

L’articolo inizia con una affermazione che condivido in pieno: “…è essenziale rendersene conto e capire che la contrapposizione di interessi è dannosa per entrambi, soprattutto se non si trova un accordo. In un rapporto alla pari, dove ognuno ha il suo ruolo, è sbagliato lasciare irrisolti i problemi o restare ancorati a vecchi schemi, senza affrontare e riscrivere l’accordo che regola i rapporti tra agenti e compagnie.” Questa affermazione fa seguito alla precedente sulla quale io nutro qualche dubbio, almeno se parliamo della RCAuto (ormai è chiaro a tutti che le compagnie di assicurazione non possono crescere senza il sostegno dei loro agenti)”.

Altro passaggio molto interessante è quello centrale, su cui vorrei esprimere la mia opinione: “… a proposito di accondiscendenza, gli agenti ne hanno mostrata fin troppa. Non a caso, abbiamo quasi “regalato” la raccolta dati, oggi strumento nelle mani delle compagnie che lo usano contro gli interessi dei consumatori e degli agenti stessi…”

Diciamo che l’affermazione è corretta in parte, non credo che le Compagnie lo usino contro gli interessi dei consumatori, sicuramente gli agenti hanno gestito superficialmente (per agenti intendo le loro rappresentanze) la questione “dati” fatta eccezione per alcuni casi dove sì è “barattato” con intelligenza i dati con altri vantaggi.

“Non capisco come si possa andare contro gli obiettivi dell’UE di aumentare la concorrenza e proteggere i consumatori. L’accordo dovrebbe affrontare di petto questa questione, se si vuole un mercato più moderno. E ancora, l’Accordo dovrebbe considerare la proprietà del portafoglio clienti, la possibilità di avere più mandati senza vincoli o condizionamenti da parte delle compagnie, la riorganizzazione delle agenzie dovrebbe avvenire nel modo più gradito agli agenti, la questione delle “rivalse” (costi oggi non più sostenibili per chi subentra in un’agenzia) andrebbe risolta lasciando a carico delle imprese l’anzianità, i costi relativi alle procedure amministrative e burocratiche svolte dalle agenzie andrebbero remunerate se di competenza delle compagnie”.

Qui invece concordo in pieno, ma credo che 22 anni per poter affrontare l’argomento con intelligenza siano più che sufficienti!

Ed ancora “… Le trattative sono trattative e ognuno cerca di ottenere il massimo vantaggio (perché i guadagni delle compagnie negli ultimi anni non sono stati certo divisi con la rete che li ha prodotti). Le divergenze contrattuali ci sono e ci saranno sempre, ma questo non significa che sia impossibile trovare soluzioni. Occorre discuterle e trovare un compromesso, se necessario”.

A mio avviso è poco chiaro il ruolo degli agenti rispetto alle mandanti. Gli agenti sono retribuiti a provvigione e con incentivi che sono legati proprio ai guadagni delle compagnie che vengono ribaltati sugli agenti che li hanno prodotti. Quindi su questo passaggio sono in disaccordo.

Ed arriviamo alla fine del articolo: “Non inventiamo soluzioni strane che piacciono molto alle compagnie e meno agli agenti. Ad oggi, la contrattazione resta l’unico strumento per trovare un accordo. Non è certo un male; il vero problema è non essere accondiscendenti con le logiche delle compagnie. Questo accade, di solito, da parte di qualche Gruppo agenti che antepone gli interessi di alcuni a quelli della collettività”.

Credo che invece, vista la granitica immobilità delle associazioni sindacali, la strada della “riscrittura e non rinnovo” del ANA la si possa percorrere solo ed esclusivamente con una negoziazione diretta fra gruppi agenti e compagnie (specialmente per quelle compagnie che sono uscite dall’ANIA.

In sintesi, ancora una volta il mio pensiero è di riconsiderare completamente la rapportualità agenti/mandanti, sia in termini retributivi che contrattuali attraverso un accordo (al posto del ANA) che non chiamerei ANA, ma che vede tutelati gli interessi di entrambi.

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